CILENTOIl Cilento da millenni ha ispirato poeti e cantori. Molti dei miti
greci e romani che sono alla base della nostra cultura occidentale, sono
stati anbientati sulle sue coste. Basta qualche esempio, per rinfrescare
i nostri ricordi scolastici. Il mito più famoso è quello dell' isola
delle sirene, nell' Odissea. . Lasciamo la leggenda e la forza dell' immaginario per la storia vera
dell' uormo, che in questa terra ha trovato ospitalità da almeno mezzo
milione di anni. Tracce della sua presenza sono evidenti dal Paleolitico
medio al Neolitico, fino alle età dei metalli. I primi uomini vissero
nelle grotte costiere del Cilento a Camerota, dove si sono
scoperti i resti dell' omo camaerotensis. A Palinuro, dove
si sono rinvenuti materiali dell'industria della pietra. Nelle grotte di Castelcivita, a San Giovanni a Piro e a San Marco di
Castellabate, dove si sono ritrovati reperti paleolitici. A
Capaccio e a Paestum, dove sono emersi corredi funerari di
età neolitica della locale civiltà del Gaudo. La scoperta di
manufatti e utensili provenienti dal vicino Tavoliere pugliese o dalle
isole Lipari, inoltre, ci dicono che già allora il Cilento fu
crocevia di scambi: percorsi di crinale nell'interno lo mettevano in
contatto con le altre civiltà appenniniche (vie della transumanza e
traffici, luoghi di culto e di mercato); mentre il mare lo avvicinava
alle civiltà nuragiche, a quelle egee e mediterranee. Il filo della storia cilentana si dipana fino ai giorni nostri cucendo
avvenimenti grandi e piccoli. Legando vicende romane (Cesare Ottaviano
Augusto ne fece una provincia per allevare gli animali e coltivare
alimenti destinati alle mense romane), a fatti medievali importanti (il
Principato longobardo a Salerno, l'avvento dei monaci Basiliani e
Benedettini, la nascita della Baronia con i Sanseverino, la loro rivolta
a Capaccio nel 4242 contro Federico II), fino all' epopea del
brigantinaggio e ai successivi "Moti Cilentani" del 1828, con
l'insurrezione contro Francesco II di Borbone e i suoi ministri.
Tracce, ricordi, monumenti, culture, sentieri legati a questa ricca
storia oggi sono salvaguardati anche grazie al Parco Nazionale del
Cilento. E grazie a quegli importanti riconoscimenti internazionali
conseguiti di recente. Il primo è del giugno 1997, che ha visto
l'inserimento del Cilento nella prestigiosa rete delle Riserve
della biosfera del Mab-Unesco (dove Mab sta per "Man and biosphere"):
su tutto il pianeta (in oltre 80 stati) si contano circa 350 di queste
particolari aree protette, che servono per tutelare le biodiversità e
promuovere lo sviluppo compatibile con la natura e la cultura. Così il Parco del Cilento oggi, oltre ai suoi preziosi habitat naturali,
può a maggior diritto salvaguardare quegli scenari consacrati dalla
storia dell' uomo e permeati dalle sue tradizioni: borghi e antichi
sentieri, anche se a "macchia di leopardo" in un ambiente più ampio da
difendere e da promuovere. Il parco, infatti, se giovane, è visto da
molti come speranza e strumento dello sviluppo del Cilento. Prendendo in prestito dalla biologia il concetto di patrimonio genetico, si può dire che, nei paesi Cilentani, se la cultura ne avesse uno allignerebbe nelle antichissime tradizioni contadine. Addirittura importate da quei coloni Greci che raggiunsero questi lidi quasi 3000 anni fa. Esempi evidenti sono nelle numerose manifestazioni folcloristiche che si tramandano da secoli nei centri del Parco. È il caso di Casaletto Spartano, dove il 1° maggio gruppi di giovanotti questuanti, vanno di casa in casa a chiedere legumi di ogni tipo. Vengono cotti separatamente e poi la sera nella piazza del paese sono preparati tutti insieme (13 tipi diversi) in una grande caldaia e conditi con olio e sale. I paesani ne prendono una porzione come augurio di prosperità e abbondanza dei raccolti. Questo caratteristico piatto, con qualche variante, è consumato anche a Ispani, a Cicerale dove si chiama "cecciata", a Castel San Lorenzo, noto come "cicci maritati", a Pellare, Moio, Vallo della Lucania. Mentre a Castellabate i cicci si cuociono nel giorno dei morti. Un cibo rituale analogo era la pansperma, ottenuta dalla mescola di tutti i semi, presente nella Grecia arcaica: ne ha parlato nel Timeo il grande Platone a proposito dell' azione divina della semenza universale. Un altro esempio di ricchezza di tradizioni, questa volta religiose, sono i riti della settimana santa. Il Venerdì Santo nell' area del Monte Stella si svolgono le proccessioni delle "congreghe", lungo percorsi di sofferenza: "Visita ai sepolcri". Ogni paese ha la sua. Queste confraternite laiche escono dal proprio paese per andare a rendere omaggio alle chiese di quelli vicini, e solo dopo andranno nelle proprie. Indossano i classici sai e cappucci bianchi, con una mantella corta, e a coppia di due, guidati dal priore e al ritmo dei colpi di un lungo bastone, si inginocchiano davanti al sepolcro. Finita la cerimonia sono accolti dai paesani con dolci e vino |

